Fashion design e sostenibilità: le borse di David Shock Design
Come trasformare degli insulsi recinti in plastica, destinati ai lavori in corso, in particolarissime borse?
Ci ha pensato il designer David Shock con la sua passione del riutilizzo di oggetti effimeri per arredo urbano.
Le creazioni del designer statunitense nascono dai tipici film bucherellati per lavori in corso, quelli dal classico colore arancio e texture forata, utilizzati in tutto il mondo per delineare le aree dei lavori. Le proposte del designer partono da questo prodotto di scarto, reinterpretato e riutilizzato nel campo del fashion design.
David Shock si diverte con questi materiali e li lavora fina a formare delle particolari borse di diversi tipi e grandezze. Se già state pensando che il rischio perdita oggetti è scontato, non temete: all’interno della borsa c’è una fodera di feltro per custodire gli oggetti con cura e non rischiare di perderli.
Al sito Etsy è possibile acquistare questa borsa (costa circa 30€) oppure ammirare gli altri prodotti disponibili, tutti originali e stravaganti. Non è la borsa dell’anno ma apprezziamo lo sforzo.
Scritto in Fashion design, Young Designers | 9 Commenti »
novembre 19th, 2008 at 10:19
wow! questa mi mancava!!
è riuscito a rendere fashion (e soprattutto piacevole alla vista) uno degli scarti più BRUTTI che si possano immaginare! complimenti!
novembre 19th, 2008 at 10:38
E’ incredibile come le cose più banali che abbiamo davanti agli occhi possano diventare degli oggetti utili al design e in particolare all’uomo.
Iniziamo a guardarci attorno di più e cerchiamo di scoprire tutte quelle cose che invece di essere buttate possono divenire potenziali oggetti da riutilizzare.
Bravo David Shock.
novembre 19th, 2008 at 11:11
gli oggetti nati dal riutilizzo delle cose sono quelli che mi lasciano più estasiato…è come se ci fosse una maggiore creatività e genio.
Qualche anno fà vidi una poltrona ricavata dagli spartitraffico di protezione al guardrail degli svincoli in autostrada…nessuna modifica, perchè dietro sono già svuotati, basta aggiungere un cuscino.Se ci pensate è geniale…o PopArt?
ola
novembre 19th, 2008 at 12:53
io lo…riutilizzo…come regalo di natale….;-)
novembre 19th, 2008 at 20:25
Banale ma geniale… =P
Una cosa del genere la fà una marca di borse, la Fre**** (non so se posso scriverlo o meno)
che ritaglia teloni di camion/furgoni per farci delle tracolle… costano però l’ira di dio =S
novembre 20th, 2008 at 10:27
Pensate anche alle sedute fatte con il cartone ondulato.
Semplici, leggere, resistenti, riciclate… ci metterei anche d’arredo se si vuole qualcosa di originale.
novembre 20th, 2008 at 18:29
ambè, ragazzi, se è perquesto c’è una marca (ke nn nomino) ke ricicla le banderolas spagnole, trasformandole in strepitose soluzioni alla moda!
però lì mi sembra più semplice..
un abbraccio a ivana!
novembre 30th, 2008 at 18:14
Ste bande arancioni mi hanno sempre fatto schifo eppure questo designer è riuscito a farci qualcosa di gradevole. Un genio, belle borse
dicembre 5th, 2008 at 18:00
una nota all’articolo:
d’accordo che è un progetto interessante, “smart”, e tutto quello che volete. D’accordo con tutti i commenti fatti.
Ma non chiamatelo design sostenibile!
Pensate che per realizzare queste borse qualcuno recuperi per davvero la rete usata dai cantieri?
Si compra nuova e si inquina come con qualunque altro materiale. In tutti i progetti analoghi si fa sempre, dico sempre così.
Anche perché chi di voi comprerebbe una borsa con la rete magari graffiata o rovinata?
Pensate che le borse Frei*** le facciano con teloni usati? Nossignori, le fanno con teloni nuovi fabbricati e stampati ad hoc.
Purtroppo di questi tempi in cui si ama parlare di design sostenibile, è facile scambiare la genialità di certi ready made (o di certo “pop-design”) con il concetto di sostenibilità.
Stiamoci attenti, ed evitiamo facili entusiasmi.
L’unica vera validità di questo progetto è nella sua ottima poetica, nel fatto di saper guardare con occhio diverso ciò che viene visto sempre come “bruttura”, o come ovvietà.
E’ capace di nobilitare un materiale comune, e forse il prodotto finito può costare poco, visto il basso costo della materia prima.
Ma non si va oltre a questo.